R.T.O. 11 MARZO 2016: Il calcio a 5 come opportunità di crescita umana ed arbitrale

di Luca Bellasio

È una serata particolare quella dell’11 marzo, nel corso della quale vengono presentate, tramite la voce di Riccardo Arno’ della sezione di Reggio Emilia, le particolarità e le possibilità che offre il calcio a 5, anche per un arbitro di calcio a 11.
Come sempre è il nostro presidente Adriano a introdurre la serata e l’ospite, anche ricordando come ormai, a differenza del passato, il calcio a 5 sia diventato una realtà non trascurabile, come testimoniano i fischietti comaschi Maurizio Franco e Giuseppe Parente, giunti ad arbitrare gare importanti del campionato italiano.

Riccardo inizia la riunione presentando la commissione nazionale arbitri calcio a 5 ed un organico che raggruppa circa 300 arbitri e 100 osservatori; passando poi alle caratteristiche indispensabili per un arbitro di successo: “I ragazzi devono essere disponibili, pronti a sacrificarsi ed a viaggiare - ha spiegato - per coprire tutte le gare in territorio nazionale: il futsal è anche e soprattutto una possibilità di confronto che, come una pianta che “si nutre” solo con acqua, non sarà mai tanto forte quanto una cui viene dato il fertilizzante, le vengono potati i rami ed è nutrita in modo opportuno, così un arbitro che guarda solo alla propria esperienza non potrà avere la stessa preparazione di uno sempre pronto al confronto e a mettersi in gioco”. I campioni del calcio a 11, tra questi Hulk e Seedorf, ricordano come alla base dei loro successi non sia da trascurare l’esperienza del futsal, in quanto basato sulle abilità tecniche (essendo infatti giocato negli spazi stretti fa acquisire velocità e capacità di decidere in fretta) ed anche sul pensiero.
Segue un confronto tra i due tipi di terreno di gioco: “Un campo di calcio a 5, avendo lunghezza minima di 25 metri e massima di 42, copre a malapena un’area di rigore del calcio a 11 - ci spiega Arnò - e al contrario gli uomini in campo sono 5 per squadra. Abbiamo perciò tanti calciatori in pochissimo spazio, quindi l’arbitro deve essere in grado di cogliere numerosi aspetti, avendo pochissimo tempo per prendere una decisione. Indispensabile a tal fine è la prontezza di riflessi: non si ha il tempo di pensare, nel giro di un secondo l’azione passa dal portiere all’attaccante, non ci sono mai tempi morti”. Un’altra importante differenza sta nei falli cumulativi: dopo 5 falli commessi da una squadra si ha il tiro libero, cioè una punizione senza barriera.
Pertanto il direttore di gara deve saper fare una selezione dei falli, altrimenti la gara diventa una sfida solamente di tiri liberi.
Al contrario del calcio a 11 l’arbitro corre lungo le fasce, non entra in campo per non intralciare il gioco; inoltre ha le panchine e il pubblico a pochi metri, quindi deve mostrare una forte personalità, non farsi mai intimorire da essi. Deve essere inoltre in grado di fare prevenzione, cioè evitare possibili situazioni critiche intervenendo tempestivamente ad esempio su due calciatori che si provocano o sulle mass confrontation. Riccardo si sofferma poi su alcuni aspetti importanti nel calcio a 5 che ci potrebbero tornare utili nel calcio a 11: “Primo fra tutti uno sguardo basso verso il pallone spesso ci distrae da quello che succede tra i calciatori”.
Nei filmati che ci mostra, l’arbitro guarda verso il basso e non si accorge di una gomitata. In generale questo atteggiamento ci porta a valutare in modo errato i contatti, ci porta difficoltà nel fare prevenzione, ci fa perdere di vista lo sviluppo dell’azione così come la percezione dei colleghi. I suggerimenti del nostro ospite sono di osservare gare altrui da bordo campo e focalizzare l’approccio dei calciatori nel contrastare gli avversari, i loro movimenti del tronco e delle braccia. “Fondamentale per un arbitro - continua il collega - è la capacità di prevedere lo sviluppo dell’azione, così possiamo spostarci nella giusta posizione per stare più vicino possibile al gioco ed essere pronti a decidere nel modo migliore”. Le conseguenze di una mancata previsione dello sviluppo del gioco possono essere: perdiamo di vista il calciatore da sanzionare, sbagliamo il posizionamento o il provvedimento tecnico o disciplinare.
Anche in questo caso i suggerimenti sono di visionare gare da una posizione sopraelevata, studiando i movimenti dei calciatori e cercando di capire gli schemi ricorrenti, oppure con l’aiuto della tv con il fermo immagine.
Ultimo aspetto su cui ci soffermiamo è la comunicazione verso il contesto, ovvero gli altri calciatori e le panchine. Importante è far capire le decisioni che si stanno per prendere, così che vengano accettate dagli uomini in campo. A questo fine indispensabile è l’aspetto estetico (la statura, la forma fisica, lo stile di corsa), il linguaggio del corpo tramite la postura e la gestualità , il linguaggio del corpo e il tono della voce adeguato in relazione agli eventi. Come nei casi precedenti Riccardo ci mette in guardia dalle conseguenze negative: “Viene lesa l’autorevolezza dell’arbitro, non vengono accettati i provvedimenti, si perde il controllo di pubblico, panchine, calciatori e - continua - per evitare di perdere il controllo della gara possono bastare anche piccoli gesti, come sorridere dove possibile per stemperare la tensione”. Il consiglio è di guardare una partita in tv e simulare la gestualità come se fossimo l’arbitro, così da capire se le nostre comunicazioni sono efficaci o meno. Per concludere questa serata di confronto Riccardo ci ricorda come per un arbitro sia indispensabile la consapevolezza dei propri mezzi, cosa che possiamo raggiungere solo tramite la preparazione atletica, la conoscenza del regolamento, la capacità di leggere la gara, ma soprattutto la passione e la capacità di divertirsi.