PILLOLE DI SPORT: L'arbitraggio come via di riscatto

Diamo inizio ad una rubrica dal titolo “Pillone di sport” in cui l’arbitraggio viene studiato da più punti di vista, vissuto da diverse prospettive con lo scopo di stimolare curiosità nei colleghi arbitri che potranno approfondire gli argomenti affrontati qui in sintesi. Buon lettura!

di Valentina Rubini

Il calcio sudamericano sale spesso agli onori della cronaca per episodi di violenza all’interno e fuori dal terreno di gioco, ma meritano rilievo anche quelle esperienze che mettono in luce scenari positivi. Sono infatti numerosi i progetti portati avanti in vari paesi sudamericani che rendono l’arbitraggio un mezzo di riscatto sociale, un’attività in grado di fornire ai giovani un’alternativa ad un futuro di violenza. Diamo un’occhiata a cosa accade nelle favelas di Rio. Nella favela di Santa Marta, a Rio de Janeiro, il calciatore Márcio Rocha ed il poliziotto Daniel Wilson Barbosa de Castro hanno istituito una scuola gratuita per diventare arbitri di calcio con l’obbiettivo da una parte di promuovere l’integrazione dei giovani che vivono nelle favelas col resto della società brasiliana e dall’altra di instaurare una relazione di fiducia tra gli abitanti e la Policìa Pacificadora, il reparto speciale che da sei anni si occupa di pacificare le favelas eliminando il narcotraffico. 
Il calcio, dal momento che è una passione trasversale che accomuna tutti gli strati della popolazione, è uno dei mezzi più efficaci per raggiungere questi ambiziosi obiettivi. La scuola nasce tre anni fa a Santa Marta, la prima favela pacificata, ed è attiva in altre cinque comunità. Dalla sua creazione ha formato più di 50 arbitri che dirigono tornei regionali, amichevoli tra squadre di poliziotti e partite sui campi dei quartieri più ricchi della città. Quest’ultimo punto ha comportato un radicale cambio di mentalità: mentre prima i ragazzi erano restii ad uscire dalla favela per paura di essere discriminati ora vengono accolti e giudicati in quanto arbitri e spesso ricevono i complimenti dagli stessi giocatori per la natura del progetto. A favorire l’integrazione contribuisce anche il fatto che la scuola è aperta a tutti, non solo agli abitanti delle favelas. Pedro Pereira de Lima, ad esempio, pur vivendo in un’altra zona della città, ha deciso di prendere parte al corso ed ha avuto modo di entrare in contatto con la realtà della favela che fino a quel momento aveva solo sperimentato attraverso i racconti del padre che un tempo vi abitava. 
Il progetto nasce dalla collaborazione con l’ong Zico 10, fondata da Zico stesso. Agli obiettivi elencati in precedenza si aggiunge anche la possibilità per i giovani di avere un’entrata stabile (per una partita a livello regionale si guadagnano in media 70 reais, circa 23 euro). L’anno scorso, in occasione dei Mondiali, gli alunni della scuola hanno arbitrato un torneo organizzato dalla FIFA in cui le squadre erano composte da ragazzi provenienti da varie favelas ed ogni squadra rappresentava una Nazionale impegnata nel Mondiale. È stata un’importante occasione di riconoscimento del lavoro svolto dai giovani arbitri i quali, attraverso il corso, non imparano solo il regolamento del giuoco del calcio, ma si avvicinano anche a valori morali ed etici che li possono aiutare ad affrontare in modo diverso la vita nelle favelas.