CON GIANLUCA MANGANIELLO PER TRASFERIRE LA QUOTIDIANITA' IN CAMPO


 Non sono obbligatori i filmati tecnici e non serve certo la retorica per trasmettere i concetti fondamentali che sono alla base del nostro essere arbitri.

Lo ha dimostrato, con grande efficacia, Gianluca Manganiello, arbitro della sezione di Pinerolo al primo anno in CAN B, che è stato ospite nella sezione di Como lunedì 8 aprile.
Nonostante la giovane etá, Manganiello ha saputo raggiungere immediatamente il cuore del discorso, conquistando l'attenzione dei presenti accorsi numerosi per l'occasione.
La sua ora di presentazione è ruotata intorno a un tema centrale: l'arbitraggio è strettamente connesso con la quotidianità.
“Come sei nella vita, così dovresti essere in campo”, ha esordito. "Nella nostra professione - ha spiegato Gianluca - occorre tutto ciò che è necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati: serietà, concentrazione, equilibrio, autostima (perché se tu per primo non credi in te stesso, chi ci deve credere?), educazione, umiltà, oltre naturalmente alla conoscenza del regolamento e alla preparazione atletica".
Inoltre, é fondamentale non sottovalutare la gara: dobbiamo dimostrare sul campo, gestendo al meglio qualsiasi gara che ci viene affidata, ' studiando ' i dettagli dal momento della designazione e condividendo le informazioni con la nostra squadra.
La partita va quindi preparata senza trasformarla in ossessione. "Agli inizi della mia esperienza arbitrale preparavo la borsa il venerdì sera, dedicavo il sabato alla preparazione della gara, rispettando la tempistica necessaria per poter essere pronti, ma senza arrivarvi mentalmente scarichi".
Gianluca ha poi voluto sottolineare che anche un'uscita con gli amici la sera prima del match può servire per vivere al meglio questo sport: "dobbiamo essere noi stessi anche il giorno prima della gara, ricordandoci però che non rappresentiamo solo noi stessi, ma anche l'Associazione di cui facciamo parte in ogni luogo in cui incontriamo altre persone".
L'ospite pinerolese ha aggiunto che "fino a quando non saremo arbitri di Serie A, e forse neppure allora, questa passione non può essere il principale scopo della vostra vita" ed è proprio per questo motivo che solo con la consapevolezza di questa precisa responsabilità e concentrandoci sui valori appena elencati, potremo crescere come uomini e come arbitri, incanalando il nostro impegno verso l'obiettivo.
Tutto é quindi collegato: il lavoro, la scuola, la famiglia, i rapporti personali. L'arbitro é prima di tutto persona: è la sintesi delle esperienze che ha vissuto e che vivrà durante la sua carriera arbitrale.
Certo, "i limiti sono presenti in ciascuno di noi, ma possiamo lavorarci e migliorare se conosciamo la meta e abbiamo i mezzi (che sono prima di tutto i valori) per raggiungerla".
Gianluca ha poi rivolto un saluto  a chi, seduto in prima fila quella sera in sezione, comincia ad avere i capelli bianchi...
"La permanenza pluridecennale nell'Aia è prova di una passione e una dedizione fondamentali per trasmettere i valori alla base del nostro sport".
Secondo Manganiello, possiamo migliorare nell'arbitraggio solo se sappiamo con chiarezza quello che va fatto, "se siamo quindi dotati di tutti gli elementi che necessariamente devono essere nella cassetta degli attrezzi che ci portiamo sul lavoro" e proprio i colleghi più anziani possono mostrarci ciò che hanno costruito e con quali strumenti.
Grazie Gianluca per quello che ci hai insegnato!